Trento eletto presidente

E’ Dino Trento il nuovo presidente dell’Ordine dei Medici. Il Consiglio Direttivo lo ha eletto all’unanimità. Vice presidente è Mauro Melato, Segretario Maurizio Spedicati e Tesoriere Diego Paschina. Il Consiglio si completa con Mario Balestra, Giovanni Battista Bellis, Fabrizio Briganti Piccoli, Marina Bortul, Tiziano Catanzaro, Gaetano Castronovo, Gabriella Clarich, Francesco Franzin, Luigi Murena, Alfredo Perulli, Cosimo Quaranta e Laura Ukovich.

Classe ‘60, Dino Trento è medico di medicina generale, vice presidente dell’Ordine durante il mandato di Claudio Pandullo, ed è attualmente segretario regionale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale. Specializzato in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso l’Università di Trieste, si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1986.

“Ringrazio il Consiglio Direttivo dell’Ordine per l’unanime fiducia accordatami”, sono le prime parole a caldo del neo presidente. “L’azione ordinistica dei prossimi due anni – prosegue Trento – proseguirà nel solco di quella già tracciata da Claudio Pandullo, venuto purtroppo a mancare poco tempo fa, con il quale ho condiviso negli ultimi dieci anni una gestione concorde e produttiva, in ambiti che vanno dalla dura difesa dell’autorevolezza della nostra Istituzione, all’impegno a favore dei giovani, alla formazione, ad una presenza costante a tutti gli eventi che tocchino la professione”.

“Progetti e compiti – conclude Dino Trento – che affronto con serenità e ritrovato entusiasmo dopo il momento difficile che tutta la nostra comunità medica ha affrontato sul finire dell’anno appena trascorso. So che posso contare sull’aiuto e sull’esperienza del vice presidente Mauro Melato e di un Consiglio Direttivo fortemente motivato”.

Fimmg: audizione in III Commissione

Il Disegno di legge n. 27, presentato dalla Giunta regionale il 29 ottobre 2018, ha l’ambizione di tracciare l’organizzazione strategica generale di un cambiamento dell’assetto istituzionale e organizzativo del Ssr, e pur non essendo esaustiva nelle particolarità dei singoli attori, proprio sulle linee generali la FIMMG si trova a condividere un principio importante, espresso dal punto 1 lettera c) della relazione illustrativa che motiva il cambiamento “dalla necessità di valorizzare la prevenzione, l’area del territorio e tutta l’articolata, complessa e diversificata rete di servizi”.

Quale rappresentante di un’associazione sindacale di medici che agiscono nella rete delle cure primarie concentrerò le osservazioni sull’organizzazione territoriale, non entrando nel merito del mantenimento/rafforzamento degli ospedali spoke, ma rimarcando il bisogno di potenziare il Distretto. Quest’ultimo, da sempre auspicato “forte”, non è mai stato reso tale attraverso un budget proprio che gli permettesse di organizzare una capillare assistenza territoriale (ancora carente in risorse e personale) e un potenziamento delle cosiddette strutture “intermedie”, le sole in grado di affrontare la sfida della governance della cronicità.

Tale auspicio trova parziale risposta nel testo della relazione illustrativa al punto 3, dove si legge: “garantire una piena valorizzazione dell’area territoriale, preso atto della complessità, diversità e specificità dei servizi che fanno riferimento alla stessa…” e su questo non possiamo che essere d’accordo.

Inoltre, i Medici di Medicina Generale dell’Isontino guardano con preoccupazione alla sparizione della AAS 2 per il timore che l’accorpamento nell’Area Vasta triestina e la conseguente perdita di una regia specifica per l’Isontino si traduca nel depauperamento di un territorio che storicamente ha delle specificità da mantenere e non da cancellare.

Proseguendo nell’analisi, anche se forse la legge in discussione non è lo strumento adatto per farlo, notiamo che non compare alcun accenno in merito alla riforma delle reti informatiche, tema che ci sembra urgente e radicale, anche se il punto 2 indica come criticità “l’assenza di obiettivi e di indicatori misurabili, la debolezza dei sistemi di monitoraggio, di lettura e interpretazione dei dati” e quindi la consapevolezza della necessità di un riassetto.

Altro aspetto su cui soffermarci, ma tema di valutazione generale, è la riorganizzazione della Medicina Generale, con l’auspicio dell’immediato rilancio degli accordi regionali 2019-2021, tenuto conto dell’incompiutezza di quelli in scadenza.

Ultimo ma non meno importante argomento è il rapporto tra Sanità e Università. Pur non volendo entrare nello specifico della convenzione tra i due istituti, non possiamo non segnalare che l’attuale sessione degli esami di abilitazione alla professione (“esami di stato”) ha vissuto il dramma della carenza di tutor per il tirocinio abilitante.

A tal proposito volevamo segnalare che il Decreto del 9 maggio 2018, n. 58 (Regolamento recante gli esami di Stato di abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo) prevede all’art. 3 comma 5 che: “Il tirocinio pratico-valutativo e’ organizzato, ove si svolga al di fuori delle strutture universitarie, sulla base di protocolli d’intesa tra Università e Regione, stipulati ai sensi dell’articolo 6 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502”. Per tale motivo pensiamo che il presente disegno di legge ne debba tenere conto da subito, così da permettere in seguito specifici accordi con i medici di medicina generale per valorizzarne la vocazione tutoriale.

Il Segretario regionale FIMMG
dott. Dino Trento

100mila medici pagano contributi occulti

Occhio non vede, tasca non duole. Gli oltre 100mila medici dipendenti italiani pagano all’Inps contributi previdenziali ben più alti di quanto le buste paga lasciano intravedere. La trattenuta pensionistica nel cedolino dello stipendio può apparire con i nomi più diversi: Contributi Inps, Contributi Ivs, ex Inpdap o addirittura C.P.S., dall’acronimo della Cassa pensioni ai sanitari soppressa nel 1994. Nella busta paga che vi mostriamo, il prelievo apparentemente è del 9,85 per cento della retribuzione lorda, come se un dirigente medico versasse per la propria pensione poco più di 500 euro al mese. Magari. Nella realtà, nell’esempio illustrato, a fronte di 3.035 euro netti, la contribuzione versata alla gestione dipendenti pubblici Inps è stata di circa 1.800 euro. Scoprirlo non è semplice poiché l’unico documento dove la cifra reale è riportata è la certificazione unica (Cu), alla voce “Contributi pensionistici dovuti”. Come per tutti i lavoratori subordinati, fra contributi trattenuti in busta paga e quelli versati direttamente dal datore di lavoro, l’aliquota previdenziale per i medici dipendenti si aggira intorno al 33 per cento del lordo. Esattamente il doppio di quanto l’Enpam applica ai liberi professionisti (quest’anno l’aliquota massima era il 16,5 per cento; quella ridotta era dell’8,25 per cento o del 2 per cento per l’intramoenia e per i corsisti di medicina generale). L’apparenza dunque inganna. Anche se c’è chi continua a sostenere che l’Enpam pretenda contributi elevati sull’attività libero professionale a fronte di una pensione futura bassa, la realtà è che in proporzione al totale dei contributi pagati, l’ente dei medici e degli odontoiatri liquida pensioni più elevate.

tratto dal sito ufficiale dell’Enpam, articolo a firma di Gabriele Discepoli

Agenti di turismo

“Sì, caro Beppe Grillo, noi medici ci sentiamo agenti di turismo. Ci sentiamo agenti di turismo quando dobbiamo porre rimedio alle disuguaglianze di salute e di accesso alle cure. Quando i nostri pazienti, per curarsi, devono spostarsi da una regione all’altra. Quando, per trovare un centro di eccellenza, devono percorrere centinaia e centinaia di chilometri”.
Il presidente della Fnomceo Filippo Anelli risponde a Beppe Grillo con una lettera aperta dopo le parole rivolte ieri sera dal fondatore del Movimento 5 Stelle al ministro della Salute Giulia Grillo al termine della manifestazione Italia a 5 Stelle. Ecco la lettera:

Caro Beppe Grillo,
abbiamo ascoltato con attenzione le sue parole, scandite ieri sera al Circo Massimo in chiusura di “Italia a 5 Stelle”. Rivolgendosi al Ministro della Salute Giulia Grillo, in piedi al suo fianco, ha affermato, a tempo di musica: “Ah che compito straordinario che hai, Grillo. Convincere la gente a non andare in sovradiagnosi. Metà delle tac sono inutili, metà dei raggi sono inutili, così come la metà delle analisi del sangue che si fanno. Siamo tutti in sovradiagnosi. Noi andiamo dal medico che è ormai un agente di turismo, e ti manda da quello e da quell’altro in una spirale di esami fino a che alla fine qualcosina te la trovano. Un uomo vecchio nell’ultimo anno della sua vita costa in farmaci quanto tutta la sua esistenza. Dio mio che compito straordinario che hai”. Sì, caro Grillo, noi medici ci sentiamo agenti di turismo. Ci sentiamo agenti di turismo quando dobbiamo porre rimedio alle disuguaglianze di salute e di accesso alle cure. Quando i nostri pazienti, per curarsi, devono spostarsi da una regione all’altra. Quando, per trovare un centro di eccellenza, devono percorrere centinaia e centinaia di chilometri.
Condividiamo il suo giudizio sul Ministro Giulia Grillo: certo, siamo in ottime mani, quando il Ministro conferma la volontà di difendere il servizio sanitario nazionale; quando promette interventi per ridurre le liste di attesa; quando vuole togliere il superticket per favorire l’erogazione delle prestazioni nei servizi pubblici; quando vuole colmare le disuguaglianze tra Nord e Sud. Al Ministro Giulia Grillo, che ha veramente ricevuto un mandato straordinario, chiediamo risposte precise anche sul rinnovo dei contratti di lavoro dei medici; sul tema della violenza nei confronti degli operatori sanitari; sulle assunzioni per colmare la carenza gravissima dei medici specialisti e dei medici di medicina generale; sull’accesso a medicina, garantendo a ogni iscritto al corso di laurea una borsa di specializzazione o di medicina generale. Al Ministro Grillo, diciamo ancora: usi questo straordinario compito che le è stato assegnato. Si opponga al progetto di una nuova interpretazione dell’autonomia delle regioni, che rischia, dopo 40 anni di vita del servizio sanitario nazionale, di decretarne la fine, rompendo il patto di solidarietà tra le regioni e creando cittadini di serie A e di serie B.

Un’ultima cosa vorremmo aggiungere: c’è un momento in cui noi medici non ci sentiamo per niente agenti di turismo. È quando, nell’atto professionale della diagnosi -a fini preventivi, terapeutici e riabilitativi –  prescriviamo al paziente ulteriori accertamenti, se li riteniamo necessari; è quando, nell’atto professionale della prescrizione – a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione – impegniamo, come il Codice Deontologico ci impone, la nostra autonomia e la nostra responsabilità, fondando la prescrizione stessa sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza. Un’appropriatezza che va costruita sul singolo paziente, valutando l’applicabilità delle linee guida diagnostico-terapeutiche al caso specifico. Non accetteremo mai un’appropriatezza di Stato, calcolata sui grandi numeri, perché per noi nessun paziente è un numero. Non accetteremo mai un’appropriatezza che tenga conto solo degli obiettivi di bilancio, se il prezzo da pagare è la salute dei cittadini. Caro Beppe Grillo, caro Ministro Giulia Grillo, noi non siamo, non vogliamo essere i medici dello Stato: noi siamo i medici del cittadino!

Filippo Anelli
Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri

tratto da

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=66971

Tutti i professionisti devono subito iscriversi all’Albo di riferimento

Da Lungotevere Ripa arriva una nota per fare chiarezza sui tempi entro i quali un professionista dovesse iscriversi ai nuovi albi introdotti dalla Legge Lorenzin. Il chiarimento si è reso necessario vista l’errata interpretazione delle norme che ha visto l’uscita di comunicazioni errate sui tempi da parte di alcuni sindacati. Chi non è iscritto rischia d’incorrere nel reato di esercizio abusivo della professione.

“Tutti i professionisti regolarmente abilitati che intendano esercitare una professione sanitaria in qualunque forma giuridica, hanno l’obbligo di iscriversi da subito all’albo professionale di riferimento”. Così si legge in una nota del Direttore delle Professioni sanitarie del Ministero della Salute, Rossana Ugenti che rispondendo ad un quesito dell’Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione fa chiarezza sui tempi per l’iscrizione ai nuovi ordini e albi professionali introdotti dalla Legge Lorenzin e poi specificato con decreto ministeriale del 13 marzo 2018. Il rischio per chi non si è iscritto è quello d’incorrere nel reato di esercizio abusivo della professione per cui proprio la Legge Lorenzin ha inasprito pene e sanzioni.

“Al riguardo – ribadisce il Ministero – giova precisare che mentre nulla è cambiato per le professioni sanitarie di Infermiere, di Infermiere pediatrico, di Ostetrica. di Tecnico sanitario di radiologia medica e di Assistente sanitario, è ormai necessaria l’iscrizione all’albo, ai fini del relativo esercizio professionale anche per le seguenti professioni sanitarie: Tecnico sanitario di laboratorio biomedico, Tecnico audiometrista, Tecnico audioprotesista. Tecnico ortopedico. Dietista, Tecnico di neurofisiopatologia, Tecnico fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, Igienista dentale, Fisioterapista, Logopedista, Podologo, Ortottista e assistente di oftalmologia, Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, Tecnico della riabilitazione psichiatrica, Terapista occupazionale, Educatore professionale, Tecnico della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro”.

Il problema del termine entro cui iscriversi all’Albo sarebbe nato da un’errata interpretazione delle norme. “Per completezza – scrive la Ugenti – di trattazione della questione posta, si rileva che recentemente le OO.SS. CISL FP e FIALS hanno indicato, in alcuni loro comunicati, il 31 agosto 2018 quale termine di ‘scadenza” per effettuare l’iscrizione agli albi: tale termine risulta del tutto arbitrario tenuto conto che non è previsto da nessuna norma. La FP CGIL in un altro comunicato diffuso all’utenza, cita “una circolare del Ministero della Salute che concede tempo fino al 19 settembre 2019, perché I ‘implementazione dei nuovi albi professionali vada a regime.

Sempre sui tempo il Ministero della Salute chiarisce che “poiché la Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione ha previsto che il rilascio della documentazione attestante l’avvenuta iscrizione all’albo possa avvenire fino a settembre 2019, termine indicato nel D.M. 13.03.2018 per la conclusione dell’incarico di supporto dei rappresentanti delle associazioni maggiormente rappresentative, – devono essere date indicazioni alle strutture sanitarie “affinché siano ammesse con riserva le persone abilitate all’esercizio di una delle sopra citate 17 professioni sanitarie, qualora risultassero ancora non in possesso della certificazione attestante l’iscrizione all’albo professionale quale requisito indispensabile ai fini dell’assunzione o della partecipazione ai concorsi pubblici E’ stato precisato che “tale requisito dovrà essere richiesto dalle strutture e pertanto esibito dall’interessato al termine del perfezionamento della relativa iscrizione all’albo. Tale limite è stato travisato considerandolo un termine per l’iscrizione all’albo quando, invece, è stato indicato come un limite temporale per le Aziende sanitarie per la richiesta della certificazione ai singoli professionisti per partecipare ai concorsi o alle selezioni”.

tratto da

http://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=66948